
Questa storia ebbe inizio nel settembre del 1864.
Un giovane boemo, Julius von Payer, tentò nei primi quindici giorni
del mese quella che sarebbe passata alla storia
come la prima ascensione in Adamello.
Figlio di un ufficiale dell’esercito,
Payer intraprese dapprima la carriera militare in Polonia per poi
trasferirsi a Vienna e frequentare l’accademia.
Nel 1859 venne mandato in qualità di sottotenente a Verona ( dove rimase
fino al 1863), che in quegli anni era sotto il dominio dell’imperatore
Francesco Giuseppe. Nonostante gli impegni militari dal 1862, non appena
trovava del tempo per sé, Payer iniziò una serie di esplorazioni sulle Alpi
che lo portarono, nel 1864, in Adamello.
Egli più volte aveva contemplato da valle quell'imponente massiccio che si
ergeva in tutta la sua maestosità: il concetto di conquista di qualcosa di
sconosciuto e quindi pericoloso doveva essere particolarmente allettante per
qualunque giovane uomo per di più ufficiale dell'esercito appassionato di
montagna. Per Payer – forse - c'era anche un motivo in più: era un pittore e
un cartografo e si può dunque presumere da una parte l’interesse artistico
per un luogo che nessuno prima di allora aveva mai visto e che sarebbe
potuto divenire spunto per i suoi soggetti e in secondo luogo l’importanza
di poter redigere una documentazione cartografica dell’Adamello.
Non si deve dimenticare infatti, che il periodo storico in cui va collocata
questa spedizione è la seconda metà del 1800, momento in cui si sentiva
l'esigenza di conoscere bene i confini territoriali delle nazioni, molti dei
quali passavano proprio sui valichi alpini. Questa necessità era portata
avanti soprattutto dal impero austro-ungarico (sotto il quale Payer prestava
servizio) che guardava al massiccio dell' Adamello come a una postazione
strategica da controllare.
Il giovane Payer decise di affrontare la salita insieme ad altre tre
persone, guide italiane della Val Rendena (in provincia di Trento): Giovanni
Caturani, Girolamo Botteri e Antonio Bertoldi.
Tale scelta – è lecito pensare – poteva essere giustificata dalla
familiarità con il territorio che i tre avevano, ma i giorni che seguirono
non furono dei migliori e dovettero contraddire la scelta di Payer
tutt'altro che azzeccata - dal suo punto di vista - , non per l'incapacità
tecnica dei compagni di ventura, quanto per il loro comportamento.
Preferendo, alla fine del viaggio, la compagnia di tre muli “la cui utilità
sarebbe stata maggiore”, Payer si lamentava del continuo fermarsi a fumare o
mangiare.
A questo proposito tenderei a fare una considerazione personale: uscendo un
attimo dall’ottica di un giovane e vigoroso ufficiale dell’esercito,
abituato alla rigidità ed alla monotonia della vita militare e accademica è
comprensibile che, scegliendo delle guide italiane e non della sua stessa
nazionalità, Payer si sarebbe scontrato con usanze e modi di vita che
avrebbero potuto creare divergenze: l’Italia è sempre stata proverbialmente
la terra “della pizza della pasta e del mandolino” , dei canti in compagnia,
delle allegre bevute e del saper vivere attimo per attimo senza fretta.
Probabilmente, nulla togliendo all’importanza alpinistica di questa
spedizione e al ruolo primario che Payer ebbe nella vicenda, fu questo forse
un motivo per cui l' “esplorazione” dell' Adamello insieme ai tre italiani
non gli fu così congeniale e venne portata a termine in maniera così
tardiva.
Pur tra mille fatiche e - probabilmente - rabbia sussurrata, il 5 settembre
del 1864 i quattro protagonisti raggiunsero Cresta Croce.
A questo punto le guide, nonostante l'insistenza di Payer, si rifiutarono di
andare avanti: stanchezza? Preoccupazioni per la strada ancora da percorrere
e per le eventuali difficoltà che avrebbero ancora dovuto affrontare?
Oppure, come si è detto prima solo voglia di riposarsi e apprezzare le
bellezze che la natura aveva da offrire? Quel che è certo è che nulla fermò
Payer da quella che era la sua meta: “Niuno ritorni senza Adamello” fu il
suo motto!
Dovettero passare però ben 10 giorni prima che i nostri protagonisti
riprendessero il cammino: il 15 settembre del 1864 ricominciò il loro
percorso verso la vetta non privo di problemi: dopo aver raggiunto il Corno
Bianco a 3434m il gruppo si accorse che avevano sbagliato strada e che erano
ancora parecchio distanti dalla meta prefissata.
Stanchi, nonché in quota da parecchio tempo, Girolamo Botteri e Antonio
Bertoldi decisero di abbandonare la spedizione e di tornare a valle mentre
Payer e la guida Caturani, proseguirono: il 15 settembre del 1864, verso
mezzogiorno, i due raggiunsero la cima più alta a quota 3.539 m.
O.S.D.M.
RIFERIMENTI
http://it.wikipedia.org/wiki/Julius_von_Payer
http://www.popso.it/selettore.phpidCat=289&idGer=9&idRec=6236&cdOp=estrazioneGerarchiaContenuto
http://www.montagna.org/node/4970, Jenny Maggioni, La prima salita
dell'Adamello, 4 Novembre 2008


CLUB ALPINO ITALIANO
SEZIONE DI EDOLO
Un po' di storia...